venerdì 11 luglio 2014

RE QUERCIA E RE AGRIFOGLIO

Prendetevi un po' del vostro tempo per leggere questa bellissima leggenda!

Fin dai tempi più antichi i popoli pagani hanno prestato grande attenzione e interesse per il ciclo stagionale dell'anno, che si alternava e ripeteva continuamente in un eterno ciclo di Vita, Morte e Rinascita. Questo perché la loro vita dipendeva essenzialmente da essi e conoscerli permetteva loro di conviverci, di sfruttarne le qualità ma, soprattutto, di riuscire a coltivare la terra per nutrirsi, rispettando i tempi adatti per la semina, la crescita, il raccolto e il riposo. Ci sono diversi miti e leggende che riguardano questi cicli legati a solstizi ed equinozi, tutti simili per un aspetto: i due archetipi opposti (Vita e Morte, Luce ed Ombra, Estate e Inverno) che combattono una lotta eterna. Albero simbolo del Solstizio d’Inverno, l’agrifoglio è anche legato alla parte calante dell’anno, quella che dal momento di maggior splendore del Sole porta al momento più buio e freddo. Esso rappresenta il Vecchio dell’anno passato, il Re Agrifoglio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso che a seconda delle tradizioni assume nomi diversi. (Notare che anche Babbo Natale porta un rametto di agrifoglio sul berretto).Le prime tracce del Re Agrifoglio risalgono al XII Secolo, dove lo troviamo come “l'Uomo Verde”. In molte località dell'Europa è ancora usanza accendere falò di querce per celebrare il 'passaggio' di metà inverno (21 dicembre). In alcune tradizioni, la quercia è il re della metà crescente dell'anno (durante la quale il giorno si allunga), e l'agrifoglio è il re dell'altra metà. Una credenza di origine sconosciuta ancora molto diffusa nelle campagne delle isole britanniche vede nell'agrifoglio la personificazione delle forze maschili della natura e nell'edera quella delle forze femminili. Tagliando le siepi, molta gente, soprattutto nel Galles, fa attenzione a non danneggiare gli alberi di agrifoglio.
Una ballata medievale dell'Inghilterra, dove l' agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, dice: "Chi parla male dell'agrifoglio", in un baleno verrà impiccato. Alleluia!" Nella tradizione pre-cristiana, l'agrifoglio non viene citato spesso, se si eccettuano quei documenti che contengono le formule magiche dei dottori sciamani-erboristi anglosassoni. Un manoscritto, ad esempio, riporta un rimedio per lo stomaco che veniva preparato bollendo frammenti di foglie nel latte fino a farli diventare teneri. Tre frammenti andavano mangiati di mattina e tre di sera dopo i pasti (il numero tre ricorre spesso, in quanto numero sacro per il Piccolo Popolo).
A rappresentare le forze opposte che si combattono nel ciclo stagionale sopravviventi ancora oggi, troviamo il Re Quercia e il Re Agrifoglio. Questi Re si sfidavano due volte l’anno, per ogni anno, e uno dei due veniva alternativamente sconfitto dall’altro, che otteneva così la vittoria e la supremazia sulla Terra fino alla sfida successiva.
Questi scontri avvenivano nei due momenti del ciclo annuale in cui il Sole era al suo massimo e al suo minimo splendore, ovvero durante i solstizi, simboli della massima potenza di una forza sull’altra, ma allo stesso tempo dell’inizio del suo decadimento.
Il Re Quercia rappresenta quindi la forza positiva e l’azione e, sconfiggendo il Re Agrifoglio al solstizio d’inverno, assicura la rinascita della luce fino al solstizio d’estate, il suo massimo splendore; il Re Agrifoglio, invece, rappresenta la forza negativa e la passività e, sconfiggendo il Re Quercia al solstizio d’estate, assicura il ritorno dell’oscurità, la morte apparente della Natura e il suo riposo, fino al solstizio d’inverno.
Entrambe queste figure sono indispensabili e necessarie e non potrebbe mai esservi la vittoria definitiva di un Re sull’altro perché questo comporterebbe senz’altro la distruzione del mondo. Ciò che invece è importante è l’equilibrio perfetto tra le parti.
Essi sono luce e buio, gemelli e parte l’uno dell’altro, ma in eterna lotta. Ed è proprio questa lotta tra i due opposti, questa tensione che si crea tra le due parti, che produce il cambiamento, la trasformazione e la generazione di nuova vita da parte della Madre Terra.
In questa, come in molte altre interpretazioni mitologiche del ciclo della fertilità, si trovano costantemente i sacrifici di figure di re o di divinità maschili che, tra l’altro, nei tempi più antichi, venivano applicate nel vero senso della parola quando un uomo, che spesso era veramente un re o un esponente della tribù, si faceva immolare in nome di un Dio, diventando in questo modo il Dio stesso. Raramente, però, si trovano sacrifici da parte di una qualche divinità femminile. La Dea, infatti, è eterna e senza tempo, e veglia sui combattimenti delle due forze semplicemente mutando il suo aspetto in base a chi conquista la momentanea vittoria.
Questo triangolo divino, tra due forze che si contendono il regno e il favore della Dea, e la Dea stessa, viene spiegato chiaramente nei miti della cultura celtica.
Per la concezione celtica il Tempo, inteso come il succedersi lineare di giorni, anni e millenni, sarebbe dominato dal principio del Dio, che interpreta il ciclo stesso di Vita, Morte e Rinascita venendo alla luce dal grembo della Dea, vivendo al suo fianco e morendo tra le sue braccia, per poi rinascere di nuovo dal suo grembo; ciò che sta al di là del Tempo, e che quindi è eterno, invece, sarebbe dominato dalla Dea, che presiede ai cicli e non muore mai -non per altro l’Altromondo, il luogo oltre le nebbie che si raggiunge dopo la morte e in attesa della rinascita, è la dimora della Dea. La divisione del ciclo annuale in due parti, ovvero quella attiva e quella passiva, sono rappresentate da due volti del Dio stesso, Cernunnos e Maponos, ai quali la Dea dona alternativamente le sue attenzioni. Il primo rappresenta il Dio dell’Inverno, più maturo e silenzioso, ma di grande saggezza; il secondo il Dio dell’Estate, più giovane e affascinante, brillante e forse più impulsivo, ma di grande passione.
In ogni ciclo Maponos conquista l’amore della Dea, con cui si unisce nella festa di Beltane, e poi, a Samhain, muore, portando con sé il calore e la luce. Da quel momento in poi la Dea torna dal suo primo amante Cernunnos e, al suo fianco, nell’apparente morte dell’anno, Ella rinnova la Terra. Dal suo ventre però Maponos rinasce in inverno e dà inizio ad un nuovo ciclo.
La Dea è quindi la Regina, la Sovranità che accorda il suo favore ad uno o all’altro Dio, permettendo così che si crei il movimento e l’equilibrio adatto perché la vita possa esistere.
La differenza che si può notare tra le prime due figure di archetipi divini, il Re Agrifoglio e il Re Quercia, e le altre due, Cernunnos e Maponos, ovvero il Re dell’Inverno e il Re dell’Estate, è il momento in cui questi re conquistano il favore della Dea e il regno sulla terra. I primi due infatti si combattono durante i solstizi e portano la loro influenza, negativa o positiva, in modo graduale, iniziando proprio nel momento in cui il loro opposto è al pieno della sua potenza, mentre gli altri due si presentano attivamente quando il mondo materiale e quello spirituale sono più vicini e i risvolti delle stagioni sulla terra sono già visibili, a Samhain e a Beltane.
Questa differenza è tuttavia un punto abbastanza trascurabile e secondario, mentre l’importanza principale va data alle forze opposte, quale che sia il nome che si voglia dar loro, e a ciò che crea il conflitto fra esse e il passaggio dall’una all’altra, interazioni peraltro appartenenti non solo alla terra e ai suoi cicli di fertilità ma anche a noi stessi. Noi, infatti, cercando l’armonia con le piccole e grandi forze del mondo esteriore scopriamo che il nostro mondo interiore non è poi così diverso e che ogni sua parte va apprezzata sempre. Solo così facendo si scoprirà che trovare l’armonia con i cicli della terra può anche avvicinare alla conoscenza e all’armonia dei nostri cicli interiori. Un gran passo per il nostro benessere sia fisico che spirituale.

Fonte Il lupo nel bosco

sabato 28 giugno 2014

LA LEGGENDA DELL'ACCHIAPPASOGNI

Tempo fa stavo riordinando il mio laboratorio e, tra le millemila cose, ho trovato un acchiappasogni indiano.
Avete presente quei cerchi di rete con piume e perline? Ecco proprio quelli e mi sono chiesta quale fosse il suo significato.

Eccolo:

Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne viveva una bambina il cui nome era Nuvola Fresca.
Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera: "Quando scende la notte, spesso arriva un’uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa sia tutto questo.
Con grande amore materno Ultimo Sospiro Della sera rassicurò la piccola dicendole: "le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti" Nuvola fresca rispose: "ma io ho tanta paura, vorrei vedere soltanto le ombre bianche che sono buone".
Allora la saggia madre, sapeva sarebbe stato crudele chiudere la porta alla paura della sua bimba, inventò una tela rotonda con cui pescare i sogni della notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della piccola, da quelli cattivi, cioè falsi e ingannevoli.
Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti acchiappasogni e li appese sulle culle dei bimbi del villaggio.
Man mano che i bimbi crescevano abbellivano il loro, con oggetti cari e mano a mano il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme loro… Ogni Cheyenne conserva il proprio acchiappasogni per tutta la vita, come oggetto sacro portatore di forza e saggezza.
Ancora oggi gli indiani Cheyenne, costruiscono un acchiappasogni ogniqualvolta nasce un bambino nel villaggio e lo collocano sopra la sua culla. Con un legno speciale, molto duttile, plasmano un cerchio, che rappresenta l’universo e al suo interno una rete simile a quella del ragno. Alla ragnatela quindi rimarrà s’affiderà il compito di catturare i sogni. Se si tratterà di sogni positivi, il dream catcher li affiderà al filo delle perline(forze della natura) e li farà avverare. Se li giudicherà invece negativi, li affiderà alle piume d’un uccello e li farà' portare via lontano disperdendoli nei cieli.

Il mio l'ho appeso al lucernaio del mio laboratorio, luogo di nascita di tanti sogni ♥

Fonte Facebook: INDIANI D'AMERICA PERLE DI SAGGEZZA

venerdì 27 giugno 2014

LA MAGIA DEL CIELO

Troppo spesso, presi dalle nostre frenesie, camminiamo a testa bassa, guardando solo la strada, perdendoci nei pensieri più grigi, grigi come l'asfalto o il cemento che vediamo. Arriviamo a casa o in altra destinazione che non ci accorgimo nemmeno che tutto quel grigio lo possiamo trsformare in colore!
Dovremmo più spesso fermarci,alzare la testa e ammirare il cielo, ritrovandoci davanti a questi spettacoli.
Il cuore e la mente si sentiranno sicuramente più leggeri ♥

Foto scattate da me con Samsung Galaxy SIII in varie zone tra Poggio Torriana e Santarcangelo di Romagna

domenica 22 giugno 2014

99

La mia è una grande e meravigliosa famiglia!
Una vera forza della natura!
5 generazioni in vita!
Questa sera ci siamo riuniti per festeggiare il compleanno della bisnonna (trisnonna per mio figlio)
99 anni!!!!
A quell'etá sarò giá polvere da un po'!
Invece lei è forte e arzilla anche più di me che ne ho 28!
È proprio vero che le donne di una volta hanno un'altra forza!
Classe 1915, due guerre passate, un matrimonio, 3 figlie, 3 nipoti, 4 pronipoti e 1 trisnipote (se si dice così)
Tanta salute, felicitá e forza d'animo!
Vorrei tanto anche io invecchiare così!!!
Ci siamo fatte anche un selfie stasera!!!

Nonnina sei una grande, anche se a volte ti infili nei cespugli e ti devo medicare mille volte le gambe!!!! :)

Ti voglio tantisssimo bene!!!! ♥
Altri 100000000 di questi anni con te!!!!

mercoledì 18 giugno 2014

UN POMERIGGIO DI SOLE

Quante volte ho pensato e detto "BASTA!!! VADO VIA DA QUESTO POSTO!!!!"
Ma ogni volta che c'é il sole ed esco per una passeggiata in compagnia ripenso "ma quale posto è più bello di questo?"

Ho un'immensa fortuna ad abitare in Romagna.
C'è il mare, c'è la montagna e nel mezzo una ricchezza unica fatta di campagna e piccoli borghi!
Ahhh quanto è BELLA LA MIA ROMAGNA!!!

sabato 14 giugno 2014

BRACCIALE CON MANO DI FATIMA

Ritorniamo un po' a quello per cui questo blog è nato: la creazione di bijoux e creazioni con fimo.
Oggi volevo presentarvi questo particolare bracciale con Mano di Fatima.

Ma cos'è la Mano di Fatima?
Leggete un po questa spiegazione che ho trovato sul web!

Chiamato “hamsa”, o “khamsa” questo amuleto a forma di palmo aperto è considerato una potente protezione contro le malvagità, il malocchio, la gelosia ed i cattivi pensieri in tutto il territorio del nord Africa e di parte del Medio Oriente.

La parola “Hamsa” (o khamsa) significa cinque, numero che, nella religione musulmana ed ebraica, riveste un valore sacro: cinque sono infatti i libri venerati della Torah, e ricorda anche la quinta lettera dell'alfabeto ebraico, “Heh”, uno dei nomi benedetti di Dio; per i Sunniti rappresenta i cinque pilastri della fede, mentre gli Sciiti vi riconoscono l'autorità dei cinque uomini con il turbante, figure religiose inviate direttamente dal Profeta.

La definizione di “Mano di Fatima” è stata assunta per commemorare Fatima, la figlia del Profeta Maometto andata in sposa ad Ali, nipote del padre. A lei sono stati riconosciuti molti miracoli: si racconta infatti che quando si recava a pregare nel deserto, la sua fede fosse talmente forte e potente da riuscire a far piovere, facendo sbocciare nella sabbia del deserto una gran moltitudine di splendidi fiori.

La leggenda racconta che una sera Fatima stava preparando la cena, quando vide rientrare il marito, di cui era perdutamente innamorata, con una concubina (la religione islamica permette la poligamia maschile, e l'uomo si può sposare fino a quattro volte). Profondamente amareggiata dall'arrivo di questa donna, Fatima non si accorse di aver lasciato cadere il cucchiaio di legno con cui stava cuocendo il semolino e continuò a mescolare la cena con la mano, senza sentire dolore fisico, poiché la pena che provava nel cuore era talmente forte da non farle sentire il bruciore alla mano.

Quando il marito arrivò in cucina, trovandola in quello stato, le chiese cosa stesse facendo e, solo in quel momento, lei si riscosse, accorgendosi della bruciatura e del forte dolore alla mano.
Ali si prese cura di lei, ma poi le disse che avrebbe passato la notte con la nuova sposa.

Fatima accettò la volontà del marito, ma quando egli si recò nella camera con la concubina, lei li osservò di nascosto da una fessura tra le assi di legno della parete della camera. Si dice che quando vide Ali baciare la nuova moglie, una lacrima uscì dagli occhi di Fatima, per andarsi ad appoggiare sulla spalla di Ali, facendogli capire l'amore che provava per lui e convincendolo a rinunciare alla nuova concubina.

Da questa leggenda le giovani donne arabe ed islamiche traggono l'importante simbolgia che accompagna il pendente dedicato a Fatima: le donne che lo indossano, infatti, riceveranno il dono della pazienza, che porterà loro gioia, fortuna e ricchezza.

Molte sono le culture in cui questo simbolo viene indossato o regalato, non solo come portafortuna, ma anche per ricordare a chi lo indossa che la fede in Dio va espressa attraverso tutti e cinque i sensi. Spesso le ricche decorazioni presenti sul pendente vengono completate con il disegno di un occhio centrale, per alcuni l'occhio di Dio che vigila sui fedeli, per altri un potente talismano che allontana il malocchio.

Si dice inoltre che questo monile, per donare gioia, pace e prosperità, possa essere indossata sia con la punta delle dita rivolta verso il basso sia con la punta rivolta verso l'alto. In realtà la Mano di Fatima indossata con la punta verso l'alto è considerata un potentissimo talismano e significa che ci si sta proteggendo da influssi negativi, gelosie o malocchio.

Il pendente, creato unicamente in Argento (il metallo del Profeta), è realizzato in due modi: il più popolare presenta la mano con tre dita aperte e due pollici simmetrici ai lati, mentre nell'altro la mano viene rappresentata con tutte e cinque le dita aperte. Leggenda vuole che, in ricordo della lacrima di Fatima che fece ravvedere il marito, le cinque dita rimandino, nella forma, a quella lacrima sacra.

venerdì 13 giugno 2014

IL MARE D'INVERNO

Anche per quest'anno è arrivata l'estate sulla Riviera Romagnola.
Migliaia di turisti che affollano le spiagge... so che sono la nostra ricchezza, ma vuoi mettere camminare sulla riva e sentire solo il rumore del mare e dei gabbiani? Essere soli con i propri pensieri e lasciarsi cullare dalle onde? Non c'è ricchezza paragonabile a questo!
È qualcosa di unico che va dritto al cuore! Ecco perchè io AMO il mare ma.... d'inverno!
Queste sono alcune foto che ho scattato l'anno scorso al porto di Rimini ♥